Montestella, “Milano da bere”

Sappiamo tutti che il titolo si riferisce ad un’altra bevanda famosa per Milano e per i milanesi, ma se noi amanti della birra pensiamo a “Milano” e al “bere”, in mente ci viene solo una cosa: il Birrificio Lambrate.
Il Birrificio Lambrate apre i battenti nel 1996 come brewpub in via Adelchi,5 in zona Lambrate appunto. La produzione giornaliera si attestava sui 150 litri e le birre prodotte erano soltanto 2. Dopo più di 20 anni Lambrate ha fatto la storia della birra italiana.
Ha ampliato la propria produzione passando ad un impianto da 20 hl, aprendo, oltre al locale di via Adelchi, un pub-ristorante in via Golgi, poco distante dalle origini ed ha in gamma 13 birre “classiche” (disponibili tutto l’anno), 10 stagionali e un dozzina di collaborazioni con birrifici sparsi in tutto il mondo.

Purtroppo per noi in Toscana trovare loro creazioni alla spina non è cosa semplice, raramente ci sono locali che la servono e non saprei nemmeno a cosa ricondurlo vista l’altissima qualità delle birre prodotte. Costanza che nel 2016 è valso a Fabio Brocca e soci il riconoscimento di Fermento Birra, “Birraio dell’anno 2015”.21389138_10155908756764548_1753954329_o
Anche per questo quando trovo Lambrate agli eventi me la bevo sempre volentieri e se per caso non li trovate e vi domandate dove sia il loro stand, aguzzate le orecchie, ci sarà Giampaolo “il Monarca” Sangiorgi ad intonare canzoni e cori insieme a tutto il pubblico davanti alle loro spine.

L’occasione di trovare le loro bottiglie in un beershop di fiducia mi ha consentito di assaggiare una birra che nel corso degli anni avevo sempre (erroneamente) snobbato per la sua semplicità, ovvero la Montestella, la Pilsner di casa Lambrate.

La Montestella è un birra che ha un alone di mistero. Alcuni credono che sia una Kölsch, anche per un premio che vinse al concorso “Birra dell’anno 2008” nella categoria alta fermentazione dentro i 12 Gradi Plato, il birrificio la dichiara Helles in alcuni label-spina e sul sito e in etichetta viene indicata come Pilsner.
Gli stili sono simili e si differenzano per poche sfaccettature, quindi ci rifaremo alle sole esperienze sensoriali senza farci condizionare da agenti esterni sopracitati.

Appena versata una generosa schiuma pannosa ci riempe il bicchiere e si sprigionano aromi piacevoli che vanno dal pane appena sfornato ai cereali macinati sino ad arrivare ad un lieve mieloso e un leggerissimo erbaceo. La percezione olfattiva prosegue alla seconda versata sino al completamento del nostro boccale.22119559_10155908756199548_216595858_o
Il colore è un dorato carico, bello e intenso.
All’assaggio le sensazioni preseguono sui binari continentali, con sapori importanti di crosta di pane e leggero miele millefiori con il luppolo che ogni tanto fa capolino.

Da queste sensazioni degustative la classificherei una Helles, perchè pulitissima al naso, a differenza delle Kolsch che qualche solfuro lo possono portare, e anche perchè le punte di luppolo di una Pils mancano, anche se potrebbe essere riconducibile a lotti di luppolo pochi aromatici.

La Montestella ha 5% ABV, è una birra facile da bersi (difficoltà 1/5) ma sicuramente non da produrre, ed entra di diritto insieme alla Mukkellerina di Mukkeller e alla Pils di Elvo nelle birre italiane di ispirazione continentale che più mi sono piaciute nell’ultimo biennio.

 

ABBINAMENTO:  Il periodo perfetto per berla è fine Settembre inizio Ottobre, quello dell’Oktoberfest. Sicuramente ci sono tante produzioni teutoniche che fanno vedere il paradiso (Mahr’s, Mönchsambacher o Knoblach), ma la Montestella ci si avvicina e almeno ti fa vedere Sant’Ambrogio o San Siro.