Facciamoci una birra alla cannabis

In Italia non è mai domo il dibattito sulla liberalizzazione delle droghe leggere: clero contrario, liberal favorevoli, bigotti e antiproibizionisti si azzuffano da anni con scarsissimi avanzamenti per i più progressisti. La foglia a 5 punte spaventa tutti, ma noi di BeviSoloTe avevamo bisogno di avre una scusa per dire la nostra. E la scusa ce l’ha data Giulia dell’hempshop “Made in Canapa” di Livorno, facendoci assaggiare e conoscere alcune birre alla canapa presenti nel suo negozio. Non è facile fare una cernita delle birre caratterizzate dall’ingrediente canapa data l’etorogeneità di produzione e di ingrediente utilizzato: c’è chi malta i semi di canapa e chi ci usa la farina di semi in fase di ammostamento mentre altri usano le inflorescenze in bollitura. A proposito di quest’ultime, non preoccupatevi (o, a seconda dei punti di vista, non rallegratevi troppo pensando di sostituire la bottiglietta allo spinello): il prodotto è assolutamente privo di THC, il principio attivo responsabile della classica alterazione prodotta dalla cannabis.

birra alla canapa
birra alla canapa

La canapa è una pianta infestante, che cresce e si spande in maniera aggressiva e fiorisce con caratteristiche inflorescenze: se a qualcuno di voi questa frase gli ricorda la descrizione della pianta del luppolo, c’è da dire che entrambe sono angiosperme della famiglia delle cannabaceae e sono talmente vicine (botanicamente parlando) che saltuariamente vengono innestate tra di loro. Per anni la canapa è stata usata per produrre carta, corda e tessuti, salvo poi essere utilizzata sempre in minore quantità per via della forte spinta della chimica del petrolio (soprattutto per la produzione della carta) e per una campagna di stampa durata anni dove la la cannabis veniva additata come causa di delitti efferati riportati dalla cronaca del tempo. La farina e i semi possono essere usati come ingredienti per pietanze ed oli, soprattutto per la loro assenza di glutine ed il robusto contenuto proteico.
Ad ogni modo, le birre alla canapa rappresentano solo un microtassello nel piccolo mondo delle birre artigianali, e gran parte delle birre in commercio si trattano di beerfirm tra birrifici e associazioni di coltivatori di canapa.
Ma come mai non sono mai diventate un fenomeno modaiolo diversamente da quanto hanno fatto dapprima le luppolature sempre più spinte, poi le acidità a vario titolo e recentemente le aggiunte di frutta e le juicy (birre che si presentano all’occhio come un succo di frutta, francamente orrende)?

Nel mercato “generalista” la sbagliata equazione canapa=cannabinoidi rappresenta un freno alla diffusione di questo tipo di prodotto, mentre tra i beerlovers credo che ricopre un ruolo decisivo la difficoltà di caratterizzare in modo riconoscibile la bevanda che più adoriamo attraverso l’ultilizzo di canapa da parte dei mastri birrai (e dunque di ritorvare al gusto nei bevitori): per contro non è insolito che una birra brassata senza canapa ne ricordi il sapore, chissà per quale diavolo di combinazione di sapori.
Quando le birre riescono ad essere ben caratterizzate dall’ingrediente possono presentare il caratteristico aroma al naso oppure un leggerissimo nocciolato (vagamente simile a quello del nocciolo interno della pesca) in bocca. Fateci caso quando vi capita di assaggiarle.

Non so l’idea che vi siete fatti diella birra alla canapa ma considerando le proprietà nutritive della farina di seme di canapa, priva di glutine e ricca in proteine di alto valore biologico (albumina su tutte), unita all’alto contenuto di acidi grassi polinsaturi dell’olio di semi di canapa, scatta subito l’idea di preparare delle ottime schiacciatine ideali per vegetariani e celiaci da accompagnare alla degustazione di grandi birre anche prive di glutine. Se poi queste fossero brassate con farina di canapa, beh avreste chuso il cerchio!