Hopfelia di Foglie d’Erba, come trovare l’America in Friuli

Era il “lontano” 2011 quando conobbi il Birrificio Foglie d’Erba e Gino Perissutti.
Erano i periodi in cui il luppolo americano, sopratutto in dry-hopping, colpiva maggiormente le nostre percezioni sensoriali, con aromi di agrumi, resine e sentori balsamici. A quel periodo risalgono infatti le migliori American IPA / American Pale Ale mai bevute. Ripenso alla ReAle Extra di Bdb (R.I.P.), ReHop di Toccalmatto, Ri’appala del Piccolo Birrificio Clandestino e alla Babel di Foglie d’Erba.
Di quest’ultima me ne parlò per la prima volta Pierluigi Chiosi (Piggiu per tutti) mastro birraio del Piccolo Birrificio Clandestino. Mi ricordo che mi descrisse le birre di Gino e mentre lo faceva vedevo trasparire dalle sue parole quella emozione che si prova quando si trova nel bicchiere qualcosa di strepitoso. E la Babel lo era.

14407894_10154669548114548_1406463095_oDa quel giorno iniziammo a seguire con interesse le opere di FdE e i fatti ci hanno dato ragione. Birre sempre ottime, riconoscimenti nazionali e internazionali, prodotti legati al territorio e un blasone come uno dei migliori 20 birrifici italiani, che per una realtà nata in un “paesino sperduto tra le montagne” sono solo sinonimo di altissima qualità e professionalità.

Tra i festival a cui ha partecipato ultimamente Gino c’è stato l’Hop Summer Fest di Livorno, città natale di questo blog e del gruppo Hoperation Good Beer. Oltre alle solite chiacchere e alle solite bevute alla spina, ho comprato una Hopfelia superfresca con solo 15 giorni di bottiglia e dopo un mesetto di maturazione me la sono bevuta.

La birra visivamente è ineccepibile. Schiuma perfetta, a grana fine, pannosa e compatta e un colpo d’occhio limpido da far invidia alle lager tedesche. Il colore giallo dorato carico così luminoso le14438785_10154669547984548_2083037496_o da un tono maggiore di perfezione che invoglia alla bevuta immediata.

La parte aromatica è strepitosa ed elegante con note resinose, erbacee, agrumate e dei toni dolci di frutta tropicale. Nella ricetta originale c’erano in bollitura anche gli aghi di pino, qui non saprei dirlo, perchè il corredo dei luppoli da sensazioni resinose ed erbacee a prescindere dagli aghi. In bocca le sensazioni si ampliano, all’inizio frutta tropicale dolce (ananas e mango), poi una parte centrale data dai malti (leggero biscotto), prosegue con l’erbaceo e resinoso dei luppoli e un finale che si completa con un giusto equilibrio tra tutti i sapori prima descritti.

 

I 6,7 % ABV si perdono nelle note fresche di questa birra, non facendo rendere conto realmente dei toni importanti di questa IPA (American IPA preferisco) che comunque risulta facile da bere (livello difficoltà 2/5) e mi fa tornare indietro di qualche anno, quando di birre così erano pieno il panorama italiano.

 

ABBINAMENTO: Sicuramente in una serata spensierata con amici davanti a più bottiglie (o bicchieri) a chiaccherare del più e del meno e godersi una bella birra insieme.