White Rabbit,segui CR/AK Brewery

Dopo un periodo passato in giro per l’Italia tra lavoro e viaggi personali torno a scrivere su bevisolote.it.
In uno di questi viaggi sono ripassato a salutare i ragazzi di Birra Bizantina nel nuovo locale aperto a Ravenna, il Tabeerna e ho notato con molto piacere che la loro scelta era notevolmente aumentata e tra le new entry c’era una buona selezione di “CR/AK Brewery“.

Il ricordo che ho di questi ragazzi, quando li conobbi sotto le vesti di “Birra Olmo”, è purtroppo legato all’edizione 2013 di “InFermento” di Fivizzano che fu colpita dal terremoto e che si svolse con una settimana di ritardo e giustamente sottotono. Se devo essere di quella edizione mi è rimasto impresso lo spirito d’abnegazione di Margherita Mattei (organizzatrice dell’evento) nel riprogettare tutto in 7 giorni e ricordo ben poco delle birre bevute.
Sono stato ben felice di sapere che i ragazzi ripartirono stravolgendo completamente i loro piani di li a poco passando da beerfirm a birrificio vero e proprio, prendendo appunto il nome di CR/AK inteso si come segno di rottura ma anche come acronimo di uno dei loro motti: Creative Revolution / Alternative Knowledge.
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I padovani di Campodarsego, rappresentano bene la new wave dei birrifici moderni mondiali. Un primo anniversario organizzato a regola d’arte pochi giorni fa, molto attivi sui social, etichette accattivanti e ricette e prese di posizioni che a volte fanno discutere i guru dell’ambiente e altre esaltare i nuovi appassionati. Questo a grandi linee è il riassunto delle loro giovani gesta.

Avevo già bevuto (e bene) di loro, Supermassive Imperial Stout (collaborazione con Pohjala), Guerrilla e Session IPA, ma stavolta mi sono fatto tentare dal caldo di fine primavera e ho seguito il Bianconiglio.

La White Rabbit si presenta nel bicchiere (a dir la verità non il massimo per il tipo di birra) di un giallo paglierino velato,con una buona schiuma sia come persistenza sia come grana delle bolle.
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All’olfatto si ha un mix fresco, le spezie e il lievito la fanno da padroni con note di chiodi di garofano, agrumi (mandarino e scorza di arancia), coriandolo e quella sensazione di pizzicore nasale data dal pepe balinese (di cui ignoravo l’esistenza). L’aroma si completa con le note dei cereali (frumento e farro) che le danno quasi una nota morbida, strana da sentire in una Bianca belga.
In bocca, dalla dicitura Double Blanche, ci si aspetterebbe un corpo invadente e un grado alcolico importante, invece il primo sorso è facile e dissetante. Al secondo sorso si inizia a scorgere meglio tutto il corredo organolettico della birra con i cereali in ingresso che danno sia una lieve acidità (frumento) sia uno tono rustico (farro) a questa bevuta e successivamente la parte speziata (sopratutto pepe) e agrumata tipica dello stile.

La gradazione alcolica è di 6% ABV che non si percepisce in nessun momento della bevuta, che anzi scorre facile e veloce alla fine del bicchiere. Il caldo e questa semplicità (livello difficoltà 1/5) la collocano tra le birre dell’estate. Quella che vorreste offerta dal vostro vicino di ombrellone.

ABBINAMENTO: Strada per andare al mare. Macchine in fila. Bella compagnia. Cosa manca? Ah si, la musica e una buona birra. La birra la White Rabbit di CR/AK. La musica?! The Crack dei White Rabbit Band. Coincidenza?! Cheers!