Birra dell’Anno e Guida Slow Food: anatomia dei concorsi della birra italiana

Per attitudine personale e devianza mentale sono uno di quelli che, quando c’è una competizione che assegna un qualche premio, va subito a vedere i criteri per i quali viene stilata la classifica. E’ una cosa abbastanza noiosa ma porta spesso a capire il perchè di alcuni vincitori a sorpresa che lasciano un certo scalpore nel mondo birrario più nerd (di cui tutti noi facciamo allegramente parte).
La mia riflessione coinvolge “Birra dell’Anno” (BdA) e soprattutto la più recente “Guida Slowfood Birre d’Italia 2017” (GFS), probabilmente i riconoscimenti più importanti a livello italiano.
Innanzitutto dobbiamo riconoscere un pregio importante ai concorsi e permi di un certo valore assegnati in campo brassicolo: come sappiamo in questo ultimo periodo qualsiasi imprenditore che “cavalca l’onda” o che comunque sta attento ai movimenti di mercato sarebbe facilmente interessato ad aprirsi un birrificio o mettere in piedi una beerfirm che si può fregiare della dicitura “birra artigianale” a prescindere dalla sua bontà, ricerca sulle ricette e qualità della produzione. Questo “sottoprodotto”, che molte volte lascia a desiderare, invade sagre, festivals ed eventi che attirano una sempre crescente folla di pubblico ai primi assaggi di birra “fatta di passione” che si aspetta un livello qualitativo impeccabile o comunque ben distante dagli standard dei prodotti da multinazionale e, nei casi in cui si incappa nelle suddette produzioni “artigianali non buone” che il consumatore torna sui suoi passi e si rintana tra gli scaffali dei grandi gruppi produttivi.
Il consumatore che invece ha la fortuna di trovarsi davanti ad un bicchiere qualitativamente valido e che ha un plusvalore rispetto alle industriali si innamorerà della birra “vera” e continuerà la sua spasmodica ricerca per uno strandard qualitativo (che va di pari passo con il gusto) tale da non rimanere deluso.

E’ a questo che servono i vari premi e le varie guide, servono come passerella e segnano un solco, abbastanza evidente, tra una certa elite birraria e il sottobosco di cui sopra. Ed è proprio per questo che ci accapigliamo tanto ogni volta che leggiamo un risultato, lo studiamo, lo analizziamo e lo valutiamo al fine di scoprire una nuova buona birra da bere.

Ma torniamo ai premi.
BdA è l’evento organizzato da Unionbirrai, associazione culturale che dal 2000 promuove la cultura della birra artigianale in Italia, che negli ultimi anni si è svolto in Logo-2016-CMYK-500x379concomitanza con BeerAttraction nella cornice riminese del polo fieristico. Vi possono partecipare tutti i birrifici che iscrivono (a pagamento) le proprie birre in una sola categoria, scegliendo quella più consona tra le 27 proposte, ciascuna con le proprie caratteristiche che abbracciano tutto l’arco brassicolo. L’onere della scelta del lotto da inviare è dato al birrificio presentante, che viene successivamente valutato da un gruppo di giudici invitato da Unionbirrai (ad esempio, nell’ultima edizione sono stati coinvolti un certo numero di giudici/degustatori stranieri con il tentativo di internazionalizzare il giudizio). I giudici vengono assegnati alle categorie per competenze e peculiarità gustative personali. Dopo una scrematura iniziale, i giudici passano alle eliminatorie progressive dalle quali poi esce una podio per ogni categoria, che rappresentano le birre che vanno a premio: alla fine vi saranno 27 birre dell’anno e 27 seconde e terze classificate (tralasciando gli ex-equo o i primi premi non assegnati nel caso in cui in una data categoria nessuna delle birre presentate avesse dimostrato caratteristiche tali di qualità per accaparrarsi il premio). Viene inoltre assegnato il premio “Birrificio dell’Anno” attraverso una classifica trasversale nella quale ogni premio assegnato alle birre fa guadagnare un punteggio al birrificio (qui il nostro articolo con tutti i premiati dello scorso febbraio).
Il punto debole di questo concorso ha un nome: “lotti da gara”. In pratica, visto che l’invio del lotto della birra da saggiare è lasciato alla libera scelta del birrificio, si crea spesso una discrasia tra il prodoto assaggiato in commercio e quello che viene presentato al concorso.
Parlando invece della recente GSL, vengono assegnati tre tipologie di premi alle birre (birra Slow, Birra Quotidiana e Grane birra) e alterttanti ai birrifici (Chiocciola, Bottiglia e Fusto):

Guida Slow Food

i criteri presi in esame sono quelli caratteristici di SlowFood, ovvero la territorialità, il rispetto del territorio e delle sue caratteristiche, la qualità delle produzioni. La platea di birrificie e birre che viene raggiunta da questi riconoscimenti è estremamente ampia (la GSF è, per natura, inclusiva) ma è interessante notare che la giuria che propone i vari premi è organizzata su base regionale, che agisce autonomamente ma con il coordinamento di referenti locali incaricati da SlowFood nazionale. Per cui, regione che vai usanza (e metro di giudizio) che trovi: sul nostro gruppo di riferimento HOPERATION GOOD BEER negli ultimi giorni la “vox populi” obbietta che le regioni del nord ed in particolare Lombardia e Piemonte sono le più cariche di premi perchè vi si presta particolare attenzione, i friulani insorgono per presunta pigrizia della giuria regionale, il sud si sente trascurato. Sereni e felici paiono essere solo i toscani, gli umbri e gli emiliani (pure i romagnoli, che sennò mi si offendono) che riferiscono un monitoraggio annuale delle produzioni nei vari fest e nei pub valutando la reazione del consumatore al fine di mitigare la possibilità di fallare giudizi per colpa delle ‘bottiglie sfigate’ (shit happens) che possono capitare in una produzione artigianale. Inoltre, hanno praticato visite ai birrifici e eseguito una degustazione finale alla ceca e dibattito finale aperto al fine di concludere le decisioni.
Per curiosità, ma anche per offrire uno spunto alle giurie regionali più criticate vi riporto le parole di uno dei 9 componenti della giuria toscana “I campioni sono stati assaggiati collettivamente alla cieca da tutti i componenti del panel regionale che hanno votato secondo scheda in 50esimi. Il voto finale è derivato dalla media dei voti escludendo massimo e minimo. Le birre sopra i 30/50 sono entrate in guida dirette. quelle tra i 20 e i 30/50 sono state sottoposte a discussione collegiale. Le proposte di premi sono andate a quelle con votazione superiore a 34.”
Insomma, l’invito che facciamo a tutti è di sfruttare i premi, di non leggerli come se fossero la Bibbia Birraria, bensì di utilizzarli come un’indicazione valida ) a guidarvi nei prossimi assaggi (un primo consiglio è quello di valutare birre e birrifici che sono premiati in più di una occasione e in diversi concorsi). Perchè alla fine chi beve siete solo voi!