Gatta Nera del Piccolo Birrificio Clandestino, una zampata livornese

Quando parliamo di Livorno le cose che ci vengono subito alla mente sono l’odore di salmastro della splendida costiera labronica, l’esuberanza e l’estro della sua popolazione. Ed è proprio da queste caratteristiche, miste ad un’ottima qualità ed una grande professionalità che nasce l’idea del PICCOLO BIRRIFICIO CLANDESTINO.  Frutto delle sapienti mani di Pierluigi Chiosi e della lungimiranza di un gruppo di amici che, assaggiate le sue produzioni casalinghe, decide di unire le forze, fare società e conseguentemente aprire un birrificio artigianale.

Tutto ha inizio nel dicembre 2010 con l’apertura del Brewpub di via Solferino 69. Il leit moti è cucina da pub e 4 spine di birra propria. Il tutto esplode quando, dopo soli 3 mesi dall’apertura ufficiale del brewpub, arriva il primo premio importante. La medaglia d’oro nella Categoria 6 del concorso di Unionbirrai, “Birra dell’anno 2011” con la Santa Giulia, American Brown Ale, ammiraglia del birrificio. Dopo spostamenti e accrescimenti vari, il birrificio vanta attualmente una sala cotta da 10 hl e si può forgiare di essere nell’elitè dei birrifici toscani.

La birra che andiamogatta ad assaggiare oggi rientra in una delle categorie nate nell’ultimo decennio, quella delle Cascadian Dark Ale. Meglio conosciute come Black IPA. Questo stile è visto sotto molte chiavi a livello di equilibrio, ma ha due caratteristiche semplici da rispettare. Provenire dal ceppo delle Alte Ferementazioni scure, quindi carattere torrefatto e tostato e avere una generosa luppolatura come le IPA di nuova generazione hanno saputo inculcare nei nostri palati.

La BIPA del Piccolo Birrificio Clandestino si chiama Gatta Nera, porta con se 6% ABV ed è entrata in gamma PBC insieme ad un’altra “Speciality IPA”, la sorella Gatta Bianca. E’ nata in concomitanza dello Spring Beer Festival di Roma del Maggio 2014 e ha fatto strage di cuori nel contesto romano da sempre votato alle novità stilistiche e ad un amaro pronunciato.

Le prime due cose che colpiscono l’occhio sono il nero impenetrabile della birra e la schiuma abbondante color nocciola. La schiuma compatta ha una persistenza importante e la grana fine lentamente
perde la sua iniziale regolarità.

Al naso si avvertono degli odori che riassumono bene lo stile. Hanno sfumature nette e sono riconducibili sia alle American IPA con sentori resinosi, agrumati (pompelmo) e balsamici, sia alle Dark Ale britanniche con profumi di caffè d’orzo e di torrefazione.

In bocca la birra è un saliscendi di sapori che iniziano con i sentori dei malti Chocolate e Roasted (caffè, cacao amaro e una lieve sensazione sapida), prosegue sul binario dell’amaro spinto dalla forzagn dei luppoli americani e si conclude con un equilibrio perfetto tra i malti e i luppoli unendo le sensazioni “nere” a quelle balsamiche, lasciando in bocca una patina che ricorda tantissimo la liquirizia e la china.

Una Black IPA (centesimo lotto prodotto dal PBC nel 2015) quella bevuta che si fa sentire in bocca, persistente ma al tempo stesso semplice da bere (livello difficoltà 2,5/5), che con il suo gusto caratteristico riesce a dare una zampata alle papille gustative.

 

ABBINAMENTO: Per alcune sue note sapide che mi ricordavo anche in altre occasioni, ho deciso di abbinarlo ad un risotto al nero di seppia.
Perfetto abbinamento cromatico-gastronomico per questo mite e soleggiato inizio di primavera.